Ogni firma racconta qualcosa, anche quando non coincide con un nome anagrafico. Cato Ellery è lo pseudonimo editoriale con cui vengono firmate le analisi di Nel Merito. Il suo riferimento è una figura lontana oltre duemila anni, ma ancora capace di porre una domanda attuale: quanto valgono i principi quando difenderli diventa scomodo?
Chi era Catone l’Uticense
Marco Porcio Catone, detto Catone l’Uticense (95–46 a.C.), fu un uomo politico della tarda Repubblica romana, pronipote di Catone il Censore. Ammiratore dell’etica stoica, considerava l’integrità della condotta, la disciplina personale e il rispetto delle istituzioni obblighi che non dovevano piegarsi alla convenienza del momento.
Si oppose all’ascesa di Giulio Cesare, nella quale vedeva un pericolo per gli equilibri repubblicani. Durante la guerra civile si schierò con Pompeo e con le forze contrarie a Cesare, pur cercando, secondo le fonti antiche ricordate da Treccani, di difendere la legalità e di evitare gli eccessi di crudeltà. Dopo la sconfitta dei repubblicani in Africa, morì a Utica, nel 46 a.C., scegliendo di togliersi la vita anziché sottomettersi al vincitore. Il nome «Uticense» deriva proprio da quella città.
La sua storia non è quella di un uomo senza contraddizioni. La sua intransigenza fu ammirata e criticata, e alcune sue scelte politiche furono particolarmente severe. È però rimasto, nella memoria culturale, un simbolo della libertà repubblicana e di una convinzione: il potere non dovrebbe mai essere superiore alle regole che lo limitano.
Perché Dante lo mette nel Purgatorio
La presenza di Catone nella Divina Commedia è sorprendente. Era pagano e morì suicida; eppure Dante lo sceglie come custode del Purgatorio, il luogo in cui le anime percorrono una via di liberazione morale.
Nel primo canto del Purgatorio, Virgilio spiega così il viaggio di Dante:
«Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta».
Non si tratta di una semplice celebrazione della morte di Catone. Nella costruzione poetica di Dante, quella figura diventa l’immagine di una libertà più profonda, che esige responsabilità, rettitudine e fedeltà a ciò che si riconosce come giusto. È una delle interpretazioni messe in luce anche dall’Enciclopedia Dantesca.
Da Catone a Cato Ellery
Il nome Cato nasce da questo richiamo storico. Ellery completa una firma editoriale contemporanea: non è il nome di un personaggio dell’antica Roma, né intende attribuire a chi scrive le virtù della figura a cui si ispira.
La scelta non vuole suggerire che esista qualcuno sempre dalla parte della ragione. Al contrario, ricorda quanto sia difficile tenere distinti i principi dalle simpatie, la legge dal potere, i fatti dalle appartenenze.
È anche l’idea alla base di Nel Merito: non difendere una posizione perché viene dalla parte che preferiamo, e non condannarla perché viene dalla parte opposta. Cercare di capire, giudicare con lo stesso criterio e riconoscere sia gli errori sia le cose fatte bene.
Non importa soltanto chi parla. Importa che cosa dice, su quali fatti si basa e quanto quel giudizio resiste alla verifica.
Le fonti
Treccani, «Catone, Marco Porcio, detto Uticense», Enciclopedia on line; Treccani, «Catone l’Uticense», Enciclopedia Dantesca, di Mario Fubini; Dante Alighieri, Purgatorio, canto I, versi 71–72 (testo integrale).